una vez en Italia....

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Mensaje por angi el Miér Jun 13, 2012 12:46 am

Hola todos,

Me encuentro en Italia haciendo los tràmites por la ciudadanìa en la comuna de mis ancestros. Mi impresiòn es que los funcionarios son muy reticentes, tal vez por desconocimiento de las normas y a mì me toca lidiar con uno que me pone mil trabas. Fui a consultar a dos comunas cercanas ;
en una me dicen que es màs fàcil iniciar en la comuna de origen y en la otra lisa y llanamente me reciben con un NO y que debo tramitarla en Uruguay porque en Italia no se hace o me pide que presente no sòlo el certificado de la corte electoral de mi bisabuelo sino de todos e incluso el mìo que no hemos renunciado a la ciudadanìa italiana y me dice que el que tengo de la Corte Electoral no sirve porque tiene que ser expedido por el Consulado de Italia.

Desconozco si hay alguna comuna en Calabria en dònde tengan màs experiencia en el tema y por lo tanto con un espìritu màs abierto. En el tiempo que estoy aquì sòlo he obtenido dilatorias para hacer que desista de la peticiòn en Italia. Me piden que haga una rectificaciòn de las partidas uruguayas porque en las mismas mi bisabuelo figura con el nombre de Francisco, primero de los dos nombres que aparecen en el documento que me extendiò el vescovo (Francisco Gaetano) y en los documentos del registro civil italiano figura sòlo Gaetano.
Logre despues de mucho batallar y averiguar que se me extendiera un certificado de dichiarazzione di congruita di dati anagrafici e personali que dice que Francesco y Gaetano sono la medesima persona, pero aùn asì dice el funcionario insiste que tiene que consultar al Consulado de Italia en Uruguay por el cambio de nombre. No puedo hacerme entender que no es un cambio de nombre, porque no ha usado otro distinto. Usteden saben si un certificado notarial sirve ? porque la rectificaciòn demora meses.

Antes de iniciar todo tràmite de inscripciòn me pide el contrato de affito, que debe pasar por el Ufficio Técnico de la Comuna que envia un vigile para controlar si el apartamento està en condiciones de ser alquilado (ùltimas disposiciones)
He perdido ya dos meses por falta de informaciòn de mi parte y de las autoridades y aùn no tengo mi permesso de soggiorno. En verano sobre todo en agosto desaconsejo que inicien nada sobre todo en las comunas pequenas porque hasta en la questura no habìa nadie para firmar la declaraciòn de presencia.

Como ùltimo recurso he visto a un abogado que me dice que el desconoce las disposiciones sobre la que se basan los descendientes de italianos para pedir la ciudadanìa. Por eso me ayudarìa mucho si me pudieran proporcionar las normas en las cuales me puedo basar para la peticiòn
Me gustarìa preguntarles si el contrato de affito debe de ser por un ano o sirve por menos tiempo ya que si pido que alguien sea mi ospite debo hacerle firmar una declaraciòn que es muy comprometedora para el que la firma.

Les agradezco desde ya todo consejo para orientarme mejor en este tema,ya entro en un estado de desmoralizaciòn pero leyendoles hoy he recobrado el ànimo para seguir adelante. Desde ya muchas gracias por la ayuda .

angi

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Re: una vez en Italia....

Mensaje por Silen el Miér Jun 13, 2012 12:53 am

Remitilos al massimario dello Stato Civile, págs. 30 y 31, que ahí tienen todo bien explicado. Dice claramente que los attestatos los tiene que pedir la comuna directo al consulado y otras cosas más, te paso el link: http://www.tuttostranieri.it/modulistic ... civile.pdf
Saludos.

Silen

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Re: una vez en Italia....

Mensaje por Sonia el Miér Jun 13, 2012 12:55 am

4.1. Riconoscimento della cittadinanza italiana
Per avviare il procedimento ricognitivo della cittadinanza di un soggetto
presente sul territorio italiano, è indispensabile che lo stesso sia iscritto
nell’anagrafe della popolazione residente di un qualsiasi comune italiano. Tale
iscrizione determinerà sia la competenza dell’ufficiale dello stato civile di quel
comune a ricevere la dichiarazione di cui all’art. 23 della legge 5 febbraio
1992, n. 91 sia la competenza del sindaco ad attestare la cittadinanza a
norma dell’art. 16, comma 8, del D.P.R. 12 ottobre 1993, n. 572. La
competenza dell’autorità diplomatica o consolare è riservata dall’art. 16 del
D.P.R. 572/1993, comma 3, al caso in cui la dichiarazione dell’interessato è
stata resa all’estero, dinanzi a quell’autorità. Diversamente, l’attestazione di
cui al comma 8 deve essere effettuata dal sindaco, salvo che l’attestazione si
riferisca a minori residenti all’estero, di cui all’art. 14 della legge sulla
cittadinanza, nel qual caso essa viene emessa dall’autorità diplomatica o
consolare.
Considerata la peculiare situazione creatasi nei Paesi sudamericani ed in
particolare in Argentina, ove la presenza di discendenti di cittadini italiani è
particolarmente significativa, con circolare n. 28 del 23 dicembre 2002 sono
state previste semplificazioni per coloro che, trovandosi temporaneamente in
Italia, desiderano presentare direttamente l’istanza di riconoscimento della
cittadinanza senza dover rientrare nel Paese di nascita. In particolare, è stata
consentita l’iscrizione nei registri anagrafici della popolazione residente dei
discendenti di cittadini italiani in possesso di valido permesso di soggiorno,
indipendentemente dalla durata dello stesso e dal titolo per il quale viene
30
concesso, fermo restando l’obbligo di presentazione dell’attestazione
consolare comprovante la mancata perdita da parte dell’avo della cittadinanza
italiana.
La circolare n. 32 del 13.6.2007, in materia anagrafica, avente per
oggetto: Legge 28 maggio 2007, n. 68. Soppressione del permesso di
soggiorno per turismo. Iscrizione anagrafica dei discendenti di cittadini italiani
per nascita, ha richiamato l’attenzione sulla circostanza che l’art. 1 della legge
citata prevede che per soggiorni di durata inferiore a tre mesi non è richiesto il
permesso di soggiorno, ma è invece necessaria una dichiarazione di
presenza: gli stranieri che non provengono da Paesi dell’area Schengen
formulano la dichiarazione di presenza all’Autorità di frontiera, al momento
dell’ingresso, mentre gli stranieri che provengono dall’area Schengen
dichiarano la propria presenza al Questore, entro otto giorni dall’ingresso.
Aggiunge la predetta circolare che la ricevuta di tale dichiarazione, resa dagli
interessati nei sensi sopraesposti, può costituire titolo utile ai fini dell’iscrizioni
anagrafica di coloro che intendono avviare in Italia la procedura per il
riconoscimento della cittadinanza “jure sanguinis” in relazione a quanto
disposto con la circolare n. 28 (2002). La dichiarazione, infatti, è
l’adempimento che consente agli stranieri di soggiornare regolarmente in Italia
per un periodo di tre mesi o per il minor periodo eventualmente stabilito nel
visto d’ingresso. Ugualmente si è ritenuto, per le pregresse richieste di
permesso di soggiorno per turismo, presentate tramite gli uffici postali, che la
ricevuta di presentazione della istanza rilasciata dall’ufficio postale possa
costituire idoneo documento al fine di ottenere l’iscrizione anagrafica tesa al
riacquisto della cittadinanza.
Al fine del riconoscimento della cittadinanza italiana ai sensi della
circolare ministeriale K. 28.1 dell’8 aprile 1991, si ritiene che, qualora un
consolato, al quale si sia rivolto un comune italiano per conoscere se una o
più persone abbiano rinunciato alla cittadinanza italiana, comunichi che quelle
persone non sono conosciute alla rappresentanza diplomatica, tale risposta
sia compiutamente soddisfacente. Infatti, se un soggetto non è conosciuto alla
rappresentanza diplomatica e non esiste un fascicolo a lui intestato, significa
che non ha rinunciato alla cittadinanza.
31
Il certificato di nascita o di battesimo rilasciato dalle parrocchie è un
documento che serve per verificare che l’avo è nato in quello che sarebbe
divenuto territorio italiano dopo l’unità d’Italia: è indispensabile, però, verificare
anche che tale avo sia deceduto dopo il 17 marzo 1861 (data di
proclamazione del Regno d’Italia), quindi sia deceduto come cittadino italiano,
al fine della trasmissione della cittadinanza ai discendenti. I certificati rilasciati
dalle parrocchie non possono, ovviamente, essere trascritti, ma devono
essere conservati agli atti quali allegati.
La documentazione formata all’estero allegata all’istanza per il
riconoscimento della cittadinanza italiana (art. 16 D.P.R. 572/1993) deve
essere legalizzata, salvo che non sia previsto l’esonero in base a convenzioni
internazionali ratificate dall’Italia, e munita di traduzione ufficiale in lingua
italiana. Come già detto, competente alla legalizzazione è l’autorità
diplomatica o consolare italiana all’estero, ai sensi dell’art. 33 del D.P.R. 28
dicembre 2000, n. 445 e dell’art. 21, comma 3 del D.P.R. 396/2000. Per
quanto attiene alla traduzione in lingua italiana degli atti in questione, la
conformità della stessa al testo straniero deve essere certificata dall’autorità
diplomatica o consolare ovvero da un traduttore ufficiale o da un interprete
che la attesti con giuramento davanti all’ufficiale dello stato civile, ai sensi
dell’art. 22 del citato D.P.R. 396/2000. Per quanto infine attiene alla
certificazione relativa alla mancata perdita o alla rinuncia della cittadinanza
italiana da parte del richiedente o dei suoi ascendenti, essa è di competenza
dell’autorità diplomatica o consolare, ai sensi dell’art. 9, primo comma, del
D.P.R. 5 gennaio 1967, n. 200.
L'ufficiale dello stato civile che abbia dubbi sulla autenticità della
documentazione consolare presentata dall'interessato, deve prendere
contatto con il consolato che apparentemente risulta avere emesso detta
certificazione al fine di verificare l'autenticità della stessa (Circolari n. 26 del 1°
giugno 2007 e n. 4 del 20 gennaio 2009).
Gli esiti degli accertamenti operati a norma dell'art. 16, primi quattro
commi, del D.P.R. 572/1993 vanno trascritti nei registri di cittadinanza (art. 24,
lett. "
b"
, D.P.R. 396/2000) ed annotati nell'atto di nascita dell'interessato (art.
26, secondo comma, dello stesso Decreto).
32
Le attestazioni operate a norma dell'art. 16, ottavo comma, del D.P.R.
572/1993 vanno trascritte nei registri di cittadinanza (art. 24, lett. "
b"
, D.P.R.
396/2000) ed annotate nell'atto di nascita dell'interessato (art. 16, ottavo
comma, D.P.R. 572/1993 e art. 110, sesto comma, lett. "
c"
D.P.R. 396/2000).
Le dichiarazioni, di cui all'art. 16, primo comma, D.P.R. 572/1993, quando
non ricevute dall'ufficiale dello stato civile, che le iscrive nei suoi registri,
vanno soltanto annotate nell'atto di nascita dell'interessato (art. 26, secondo
comma, D.P.R. 396/2000;
infatti, l'art. 23, secondo comma, legge 91/1992,
limitatamente a dette dichiarazioni, é stato abrogato, assieme all'art. 16, sesto
comma, D.P.R. 572/1993, dall'art. 110, sesto comma, lett."
b"
, D.P.R.
396/2000).
L'acquisto, la perdita, o il riacquisto della cittadinanza italiana non
avvengono in conseguenza di un accertamento o di una attestazione emessi
dal sindaco, dall'autorità diplomatica o consolare, o dal Ministero dell'interno,
che sono soltanto atti ricognitivi di un acquisto, di una perdita o di un
riacquisto già avvenuti in forza di dichiarazioni o di eventi cui la legge
riconnette gli effetti di cui si è detto.
Con il nuovo regolamento dello stato civile sono state introdotte
semplificazioni nella trascrizione degli atti di cittadinanza riguardanti le
dichiarazioni rese presso i consolati e non anche nella trascrizione dei decreti
di concessione della cittadinanza. L’art. 26, comma 1, del D.P.R. n. 396/2000
dispone infatti che i decreti siano inviati dai consolati per la trascrizione nei
registri comunali, mentre, a norma del comma 2 del medesimo articolo, le
dichiarazioni ricevute dai consolati debbono essere solo annotate dagli ufficiali
dello stato civile. La comunicazione dell’esito dell’accertamento operato
dall’autorità diplomatica o consolare deve, invece, essere trascritta (art. 24,
lett. “b”) ed annotata (art. 26, comma 2). Dell’avvenuto giuramento deve
essere fatta sola menzione.
L'ufficiale dello stato civile dovrà provvedere alla trascrizione del decreto
ministeriale di concessione della cittadinanza italiana (art. 24, lett. "
a"
), poi
dell'atto di nascita (art. 28, secondo comma, lett. "
b"
), quando gli perverrà,
infine all'annotazione su questo del decreto ministeriale (art. 49, lett. "
i"
).
33
Nel caso di riconoscimento della cittadinanza “jure sanguinis”, sulla base
delle disposizioni impartite con circolare K. 28.01 in data 8/4/1991 e dei
chiarimenti intervenuti da parte del Ministero degli affari esteri con circolari n.
303/331158 del 20 luglio 2004 e n. 3003/413534 del 21.9.2004, la trascrizione
degli atti di stato civile deve avvenire solo nei confronti dei cittadini che
abbiano presentato istanza e degli eventuali loro figli minori e non può
estendersi automaticamente anche agli ascendenti. La documentazione
relativa agli ascendenti deve essere solamente conservata quale allegato ai
registri di stato civile.
..........................................
Il provvedimento del sindaco di annullamento in via di autotutela del
riconoscimento della cittadinanza ai sensi dell’art. 16 del D.P.R. 12.10.1993,
n. 572, dovrà essere trascritto ai sensi dell’art. 24 del D.P.R. 396/2000 e
tempestivamente annotato nell’atto di nascita, ai sensi dell’art. 49, lett. “i”, in
quanto su quest’ultimo erano stati già annotati l’accertamento o l’attestazione,
ora invalidati.
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Re: una vez en Italia....

Mensaje por MarioG el Miér Jun 13, 2012 11:38 pm

Reporto el diálogo - resumido - entre un oficial de estado civil y Scolaro, en el foro comuni.it:http://www.comuni.it/servizi/forumbb/viewtopic.php?t=61506&
sid=c3925fda9b509d7553a3c11df3345419

USC: Una ciudadana brasileña, que pide el reconocimiento de la ciudadanía italiana jure sanguinis, a fin de la inscripción anagráfica en esta Comuna exhibe el pasaporte con el sello de Schengen.
Como el procedimiento de reconocimiento no terminará dentro de los tres meses del ingreso en Italia, que tipo de permiso de estadía debe pedir a la Questura para poder prolongar la permanencia hasta el reconocimiento de la ciudadanía italiana?

SCOLARO: Las personas que están en el ámbito de aplicación de la Ley 28/5/2007, n. 68 no pueden permanecer en el territorio nacional mas allá de los 90 días del ingreso, pues cometerían el delito del art. 10, bis del Decreto Legislativo del 25/7/1998, n. 286.
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Re: una vez en Italia....

Mensaje por Wis el Miér Jun 13, 2012 11:39 pm

Aún si la persona debiera irse del espacio Schengen, según el art. citado por Scolaro, NO pierde la residencia, ya que sería solamente por 90 días, y por tanto, continúan los trámites del reconocimiento.
Esto ya se lo manifesté hace unos años al mismo Scolaro, fundamentando en el art. 3 del Regolamento Anagrafico (D.P.R. 223/89)
Si conferma: «.......Non cessano di appartenere alla popolazione residente le persone temporaneamente dimoranti in altri Comuni o all’estero per l’esercizio di occupazioni stagionali o per cause di durata limitata.»........(90gg)
Aparte, el interesado puede solicitar un permiso in attesa, (art. 11 decreto del Presidente della Repubblica del 31 agosto 1999 n. 394);
y el recibo del Correo sirve para extender la estadía.
El permiso in attesa se otorga a los que poseen un permiso previo auque sea de breve duración como ser la Declaración de Presencia,(circular nº32), o en su defecto, el sello de entrada en el Pasaporte, (circular nº52).

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Re: una vez en Italia....

Mensaje por angi el Miér Jun 13, 2012 11:59 pm

Gracias por la respuesta y es muy cierto que deberìa haber leido mejor los comentarios en el foro, pero las cosas en el comune de mi bisabuelo si bien no parecìan tan fàciles a causa de una funcionaria nunca pensé que se ensanara conmigo al punto que ahora me pide mis tatarabuelos. Mi bisabuelo naciò en 1839. Lo querrà para saber si mis tatarabuelos eran italianos cuando naciò mi bisabuelo, por eso de la unificaciòn de Italia. El certificado de la Corte Electoral me lo cuestiona porque cuando lo pedì no tenìa la fecha exacta y puse aproximadamente, asì que con el circa me dicen que es una altra persona. Cambiarme de comuna serìa lo màs razonable, yo fui a dos a preguntar y también me ponìan peros.
Algo tengo que hacer o escribir al Commissario para quejarme porque esto ya es una tomada de pelo, es mucha energìa ademàs de lo econòmico.
Sobre que alguien me salga de ospite es mucho pedir porque la persona se compromete a mucho con la carta que ahora le hacen firmar. Por otro lado me dicen que no puedo alquilar porque tengo un permiso temporario y el que me alquile incurre en un reato por ayudar a un clandestino.
Mi declaraciòn de presencia vence en pocos dìas y tengo la ricevuta que en la Questura me dicen que no me separe de ella, y en octubre regresa la persona que sabe dònde puso mi expediente porque como no puse todos los documentos requeridos no marchò.
En la Questura super gentiles, nada qué decir.
Tengo ya una ensalada en la cabeza qué no sé còmo continuar.
Grazie a todos por los consejos que son invalorables.

angi

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Re: una vez en Italia....

Mensaje por GuillermoS el Vie Jun 15, 2012 8:17 pm

Sí Angi, por lo que he leído si tu ancestro nació en 1839 cabe la posibilidad que hubiera emigrado antes de la unificación de italia, por lo cual entienden no sería italiano. (entonces Garibaldi no lo fué nunca, jaja)
En el certif. de la Corte Elect. podés poner mas de un nombre como variante y el apellido con alguna letra distinta como ej, José o Giusseppe Savio o Savia, nato a ..... il.......La fecha NO puede ser aproximada ya incluye gente con el mismo nombre.
Alquilar puedes alquilar con cualquier permiso o con la declaración de presencia, no tiene nada que ver, son tontos o se hacen, jaja!
Mucha suerte y fuerza!

GuillermoS

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Re: una vez en Italia....

Mensaje por angi el Jue Jul 19, 2012 10:52 pm

Gracias Guille, cada vez estoy mejor,,,jaja

angi

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Re: una vez en Italia....

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